Page 2 - Maria Buzzano.doc
P. 2

LA CENSA D' GRAJA







                                               Maria Buzzano

               Sono nata nel 1938 ma io non ricordo quel giorno, nessuno puó ricordare il giorno del-
            la propria nascita, lo si memorizza perché qualcuno ce lo ha ripetuto tante volte, ma non
            si va oltre. Invece so dove sono vissuta: nella "censa" di Graglia, il mio mondo é qui, in
            questi pochi metri quadrati, é qui che sono cresciuta e posso dire che é qui che sto invec-
            chiando, solo esteriormente perché dentro c'é la voglia di sempre di conoscere il mondo,
            anche se solo attraverso i racconti di chi entra nella censa .
               La storia inizió nel 1865 quando fu aperto questo locale gestito da famiglie di Graglia,
            poi nel 1936 iniziò la storia della mia famiglia  legata a questa attivitá; fu prima un mio
            zio a continuarne la gestione, poi il 19 luglio 1944 io sono diventata la "maria d'la cen-
            sa". Una vita, la mia, legata a lei, ai suoi odori, ai suoi profumi, ai suoi rumori e chiac-
            chierii; una cascata di sensazioni  mi assale,  e nel gomitolo del tempo non é facile trova-
            re il bandolo della matassa.
               Ero una bambina e, andando alla  ricerca del tempo perduto (fose é  meglio  dire  del
            tempo passato, nulla é perduto se lo si tiene dentro di sé), ricordo un locale rumoroso
            con  tanta  gente,  perché  era  la  "censa/osteria"  dove  si  beveva  prevalentemente  vino.
            All'entrata c'era la stanza adibita alla vendita di sale e tabacchi con le vetrate che d'in-
            verno si ricoprivano di ghiaccio. C'erano alcuni tavolini quadrati di ferro, alla francese, e
            quindi un piccolo bar, con le bottiglie dei pochi liquori di allora, dove erano serviti so-
            prattutto gli avventori del mattino presto che frettolosamente passavano, prima di andare
            al lavoro, a bersi una grappa o un "grigioverde" (chissá se qualcuno ancora sa cosa fos-
            se);  attraversando una saletta, si arrivava al salone arredato con tanti tavoli per giocare a
            carte, le sedie a liste, modello classico nelle osterie di allora. In un angolo c'era il "puta-

            gé" dove mia madre cucinava; mi sembra di sentire ancora il profumo del "gatto al sci-
            vé" cena di rito del mese di febbraio; le partite a carte erano interminabili, e si puó dire
            che duravano da un'alba all'altra e quasi sempre, alla fine delle partite, cominciavano le
            zuffe perché non si trovava l'accordo su chi doveva pagare la lunga fila di bottiglie di
            vino bevuto, disposte su ogni tavolo per segnare il numero di giocate fatte: i tavoli e le
            sedie venivano accantonati negli angoli della stanza e al centro i vari litiganti comincia-
            vano a fare a botte finché non restavano esausti stesi sul pavimento, più per il vino bevu-
            to che per altro...
              Questo in prevalenza si verificava nella stagione fredda, tempo in cui la maggior parte
            dei gragliesi in etá lavorativa restava a casa per la pausa invernale, perché a quel tempo
            Graglia era un paese di emigranti che andavano a fare la "stagione" come selciatori o
            muratori in luoghi lontani. Qui,  in attesa del loro ritorno, restava la famiglia. Quasi tutti
            avevano a fianco della cucina, una piccola stalla con una o due mucche, nel cortile coni-
   1   2   3   4   5