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gli e galline; davanti un orticello e cosí si cercava di "sbarcare il lunario" in attesa del
ritorno del capofamiglia.
Un evento importante da ricordare é la fiera di merci e bestiame che si teneva due volte
all'anno: quella primaverile il 3˚ sabato di maggio, quella autunnale il 3˚ sabato di otto-
bre. Per tutti i margari della valle, e anche per noi del paese, era l'occasione per rifornirci
di tutto quanto avevamo bisogno poiché non avendo mezzi propri di spostamento, era
difficoltoso raggiungere il mercato di Biella. La fiera del paese era anche il ritrovarsi tut-
ti insieme in una grande festa, e allora la "censa" si riempiva all'inverosimile; si cucina-
va un enorme pentolone di "busecca" e per l'occasione si tirava fuori dall'armadio la na-
poletana da 20 tazze; dopo il caffé c'era il rito del "vin brülé", pentolata di vino cotto con
le spezie, burro e zucchero, per sciogliere bene il tutto veniva usata la "canna" di uno dei
presenti. Intanto cominciavano i canti che sarebbero continuati fino al mattino dopo.
Io guardavo, ascoltavo, ma soprattutto cominciavo a capire che la vita é lavoro, é fati-
ca, si va avanti per anni e anni faticando sempre. Le mie mani di bambina, gonfie di ge-
loni, dovevano lavare bicchieri e bottiglie con l'acqua gelata, ma chissá perché questo
ricordo non mi pesa visto che i miei occhi sognavano e nei vetri ghiacciati vedevo
splendidi ricami: un giorno giganteschi rami di alberi incantati, un giorno merletti; in-
torno c'era ovunque allegria e se oggi alzo lo sguardo fuori dalla censa, nella casa di
fronte leggo una sbiadita scritta "Locanda l'Allegria".
Sento il vociare festoso dei tanti villeggianti che raggiungevano Graglia nel periodo
estivo, era come una festa, c'era gente negli angoli delle strade, la censa si gremiva ed io
cominciavo a guardarmi intorno e, con meraviglia, a scoprire ed amare la mia valle; la
Janca, quel sentiero che porta a Bagneri, era luogo privilegiato di passeggiate, eravamo
in tanti in fila lungo quella roggia che costeggiava la strada, su verso i prati, verso la
chiesetta con quel muricciolo davanti, dove ci si sedeva e si mangiava la "mica", si be-
veva alla fontana, vicino a un minuscolo cimitero ed alla scuola; un luogo da fiaba, i pra-
ti in primavera puntinati di blu della genzianella, a maggio i narcisi, l'"erbacuca" da suc-
chiare, il profumo del fieno tagliato. E' bella Bagneri, ancor oggi. Grazie all'associazione
"amici di Bagneri" ha mantenuto intatte alcune sue caratteristiche; le case vicine alla
chiesa sono state risanate, ma hanno mantenuto inalterata la loro storia; é vero che non
c'é piú il mulino, non c'é piú la roggia con la cascata e non guizzano piú le trote, ma sali-
re verso quella chiesetta fa bene dentro, a maggio il posto é abitato da migliaia di luccio-
le e non c'é serata piú bella di quella passata lassú a guardare e ricordare e sentire pro-
fumi ed emozioni lontane.
E' bella la mia valle. Qualcosa é rimasto anche se molto é cambiato. Verso gli anni '60
del boom economico, invece delle gite alla Janca, i giovani cominciano a scendere a val-
le. Anche la censa si trasforma, non é piú anche osteria. Rimane la censa del "chi cerca
trova", luogo dai mille profumi e mille colori. Ed io sono lí a vivere gli anni aggrappan-
domi al passato; non ho mai accettato le grandi trasformazioni del mondo che non capi-
sco e non mi piace, e cosí ho cercato di fare in modo che la censa rimanesse quella di
sempre: non solo giornali, non solo sale e sigarette, ma i dolci per i bambini, i piccoli

